
E’ questa la proposta neoconservatrice presa dall’amministrazione Bush che da il via libera alle scuole unisex, spianando la strada alla creazione di
istituti di istruzione pubblici solo per maschi o solo per ragazze. I neopuritani più sessuofobi e la destra ultra-cristiana si sono trovati a braccetto con Ted Kennedy e con l’ex first lady e neo-senatrice dello stato di New York, Hillary Clinton, tra i più entusiasti sostenitori della riforma che, di fatto, catapulterà la scuola indietro nel tempo, facendola assomigliare a quella dei nostri nonni e bisnonni. Ma se i primi sono favorevoli alle scuole single-sex come rimedio alla piaga delle maternità tra teen-ager, i secondi lo sono per motivi di democrazia («dare ai poveri le stesse scelte dei ricchi»). Negli ultimi 30 anni anche le amministrazioni americane più conservatrici - incluse quelle di Ronald Reagan e Bush padre - avevano negato i fondi alle scuole cosiddette single-sex perché violavano la legge federale sulla discriminazioni.
Un'altra rivoluzione dopo l’ultimatum all’Unicef di sostituire i programmi di educazione sessuale per i giovani con quelli pro-castità, con la minaccia di togliere i fondi.
L’attuale normativa non riguarda ovviamente le scuole private per soli ricchi, dove le istituzioni single-sex sono diffusissime.
Pesanti critiche si sono sollevate nei confronti del governo che avrebbe stanziato tre milioni di dollari ancor prima delle proposte legislative. Ma ora si scopre che quei soldi erano destinati di fatto alle single-sex school , che attualmente sono bandite dalla legge federale vigente. Secondo Donna Lieberman , della New York Civil Liberties Union «Quando il governo promuove scuole separate basate sul sesso solleva gravi preoccupazioni sulla eguaglianza del diritto all’istruzione». La Lieberman condanna il fatto che «l’amministrazione sposti parte delle già scarse risorse destinate alla scuola pubblica su questi dubbi programmi, invece che puntare sui problemi veri dell’istruzione».
Inoltre sta emergendo un altro fattore, il ritorno dellla segregazione razziale nelle scuole americane. E' quanto risulta da una accurata ricerca di alcuni studiosi della prestigiosa università di Harvard. Secondo il rapporto, i bambini afroamericani e quelli ispanici frequentano scuole dove i "contatti" con i coetanei bianchi sono sempre più rari. Secondo lo studio, due i principali elementi che la determinano: la povertà e le politiche del governo. Secondo gli autori dello studio la gente è stata scoraggiata dalle politiche di integrazione, mentre questa è cruciale per l'educazione e prepara gli studenti a vivere in una società composta da diverse culture. Tutto questo accade in un paese, gli Stati Uniti, dove secondo l'ultimo censimento la società è sempre più multietnica e multirazziale. Ma queste diversità restano minoranze. Costrette a vivere in zone sempre più povere, dove i servizi scarseggiano, il circolo vizioso che alimenta la segregazione è scontato. Appena eletto Bush promise una drastica riforma del sistema scolastico. Un sistema che secondo molti è vicino al collasso, dove la professione di insegnante è sempre meno conveniente visti i bassi salari, dove molte aule sono situate in palazzi fattiscenti. E Bush quella promessa l'ha mantenuta, ma la riforma proposta avrà effetti dirompenti proprio in considerazione del quadro descritto dagli studiosi di Harvard. In base al nuovo progetto di legge, infatti, quelle scuole che non raggiungono gli standard fissati per legge avranno tre anni di tempo e una manciata di dollari per mettersi in regola. Chi non ce la farà verrà cancellato. In cambio ai genitori di quei distretti verrà offerto un "buono" di 1.500 dollari per figlio per poterli mandare in una nuova scuola pubblica o privata. In attesa che la riforma federale diventi legge, è bastata la decisione della Corte suprema, che ha riconosciuto come costituzionalmente leggittimi i "buoni scuola", per dare il via libera ad una serie di leggi locali che autorizzano i singoli Stati ad elargire finanziamenti per quelle famiglie che optano per una scuola privata o religiosa. In pratica l'inizio della fine della scuola pubblica americana.